Zorzi, l’Italvolley e il racconto di una generazione di fenomeni
«Provare a raccontare la storia di una squadra, una vicenda collettiva, perché la pallavolo è l’unico sport che ti obbliga a passare la palla, rivelandosi un messaggio positivo in un mondo che si rifugia nell’individualismo». Andrea Zorzi, uno dei campioni della nazionale di Velasco che vinse praticamente tutto negli anni ’90, presenta così il documentario Rai, prodotto da Dinamo, “Generazione di fenomeni”, diretto dal regista Paolo Borraccetti, dedicato all’unione – non sempre semplice, talvolta conflittuale – di un gruppo di fuoriclasse amalgamati da un altro fuoriclasse seduto in panchina: Julio Velasco. I loro nomi sono ormai leggenda: Bernardi, Zorzi, Giani, Gardini, Tofoli, Papi, Cantagalli, Bracci, De Giorgi. Della loro epopea, che li portò a vincere Europei, Mondiali e World League, si è occupata la lezione aperta dal tema “Il documentario sportivo nell'era dello streaming”, all'interno del corso di Teoria e tecnica dei media della facoltà di Scienze linguistiche e letterature straniere, tenuto dal professor Paolo Carelli.
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Zorzi, coinvolto sin dall’inizio in quanto giornalista sportivo e perno delle relazioni con tutti i suoi compagni di squadra, chiede al regista due attenzioni: evitare la deriva retorica ed etica con cui spesso si racconta lo sport ed enfatizzare che il documentario non sarà dedicato a un singolo, ma sarà il racconto collettivo di una squadra, anche nella sconfitta. Da sportivo, confida Zorzi, «c’era solo il bianco o il nero, vincere o perdere». Oggi non è più così, perché la vita non è così. «La comunicazione, invece, polarizza le cose e allora è importante impedire che lo sport sia un modello di tutta la nostra vita. Da uomo adulto punto ad attenuare la tendenza a parlare di vincenti o perdenti. La sconfitta è parte importante anche nella vita nello sportivo: non dobbiamo esaltarla come fosse una vittoria, ma saperla accettare e darle il suo significato».
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